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L’inizio e la fine di Allen. | paolo castaldi
November 7, 2017 PaoloCastaldi

L’inizio e la fine di Allen.

“Curioso”, pensavo, che in un mestiere così casalingo come quello del fumettista, di solito recluso tra le solite quattro mura dove giace il tavolo da disegno, il mio prossimo graphic novel abbia vissuto i suoi primi attimi della creazione in un bilocale del centro storico di Padova e i suoi ultimi nella stanza di un lussuoso albergo di Roma.

Solo la solitudine accomunava questi due momenti, così distanti sia geograficamente, sia temporalmente.
La solitudine accomuna tutti noi autori di fumetti, per la verità.

Ed è per questo che siamo sempre così emozionati quando una nostra opera inizia a camminare con le proprie gambe, dandoci le spalle senza salutare.
Perché ci consente di seguirla, almeno per un pochino, e di andare a vedere cosa è successo lì fuori nel frattempo.
Come quando si era bambini, che si tornava scalpitanti al parchetto dopo essere stati inchiodati a casa da una brutta influenza.

Aria, finalmente.

Allen Meyer mi sta accompagnando fuori dall’uscio. Ho un po’ di vita da recuperare.
Lui invece cammina a passo spedito verso le librerie di tutta Italia. Arriverà sugli scaffali il 9 novembre.

Ci vediamo lì.

***

Di seguito qualche testimonianza fotografica di quanto asserivo sopra.

Padova, maggio 2016.
Grazie all’aiuto di BeccoGiallo riesco ad avere un bellissimo bilocale nel pieno ghetto ebraico. Viette tranquille a pochi passi dalla frenesia delle Piazze. Per una settimana scrivo. Vado al mercato, poi scrivo ancora. Poi un pranzo veloce all’Anfora. Poi, dopo aver scritto ancora, un aperitivo da Gianluca, all’Ombra della Piazza. Prima di dormire, si rilegge quanto fatto durante il giorno.
Così, in una settimana, è nata la sceneggiatura di Allen Meyer.

Roma, ottobre 2017.
Al Romics per una presentazione di Etenesh. Io però in testa avevo solo Allen Meyer, le macchine di stampa pronte, le tavole da consegnare all’editore. Era l’ultimo giorno disponibile per fare le correzioni. Ed è così che finisco col portarti dietro tutto. Fogli, acquerelli, righello, matite. La stanza di un hotel oltremodo fighetto che l’organizzazione ha pensato di donarmi per quella notte, diventa immediatamente uno studio. Prendo da bere dal frigo bar, trovo un ciclo di thriller su Sky e via, fino alle 3 di notte. Stanchissimo, collasso su un letto gigantesco.
Ho finito.

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